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Statine


   Le statine sono una categoria di farmaci che hanno meritato oggi l'appellativo di "Aspirina degli anni 2000", intendendo con questa definizione qualificare non solo l'azione ipocolesterolemizzante delle statine, ma anche una funzione decisamente protettiva nella malattia aterosclerotica, così diffusa.

   Le statine sono per lo più conosciute come farmaci che riducono il livello di colesterolo nel sangue. Vediamo come funzionano.

   La sintesi del colesterolo avviene nelle cellule del fegato. Le statine inibiscono questa sintesi bloccando l'enzima HMG Co A reduttasi, che regola la velocità di sintesi del colesterolo nelle cellule epatiche. A causa di questa azione inibitrice la cellula del fegato, non potendo sintetizzare il colesterolo, e trovandosi, di conseguenza, in deficit di colesterolo, (che deve esserci), lo preleva dal circolo, incrementa la produzione e l'attività dei suoi recettori per il colesterolo LDL, e quindi il colesterolo LDL, così prelevato dalla cellula epatica, diminuisce la sua quantità in circolo.

   Purtroppo nella ipercolesterolemia famigliare, causata dalla mancanza di un gene, la cellula del fegato non è capace di produrre i recettori cellulari per il colesterolo LDL e quindi le statine hanno scarso o nullo effetto.

   In ogno caso le statine restano oggi i farmaci più efficaci per ridurre il colesterolo [467] [023] [022] nel sangue, ma le osservazioni sui loro effetti hanno dimostrato anche altri tipi di azione diversi, che è bene ricordare.

1 - Sembra che uno di questi effetti sia la riduzione del rischio di fratture, anche se ancora non sappiamo se questo avviene per rallentamento della osteoporosi o per meccanismo che favorisce la formazione di tessuto osseo.

(Nutr. Metab. Cardiovasc. Dis. 2001; 11-84-87)

2 - Riduzione del rischio di trombosi venosa profonda negli over 70, in modo particolare nelle donne.

3 - Riduzione del rischio di sviluppare demenza senile.

(Lancet 2000; 356: 1627-31)

4 - La simvastatina, in partiolare, promuoverebbe l'angiogenesi (formazione di nuovi vasi).

(Nat. Med. 2000; 6: 1004-10)

5 - Aumento statisticamente significativo del numero di cellule staminali in circolo, immesse nel flusso circolatorio dal midollo osseo in casi di danno tissutale (infarto) avendo un effetto di ridurre la lesione avvenuta.

(Circulation 2001; 103: 2885-90)

   In definitiva le statine agiscono sulla parete interna dei vasi correggendo irregolarità, prevengono per quanto possibile la rottura della placca aterosclerotica [024], rottura che innesca il meccanismo della trombosi, hanno quindi effetto che si contrappone alla trombosi, e anche all'infiammazione, che oggi sappiamo essere causa scatenante della formazione della placca.

   E' alle statine che dobbiamo attribuire questi effetti, anche se essi sono tuttora in corso di dimostrazione e sperimentazione scientifica: ciò è dimostrato dal fatto che altri farmaci ipocolesterolemizzanti non hanno tali effetti.

   In ogni caso è bene assumere le statine continuativamente sotto controllo medico, facendo magari, sempre su consiglio medico, in controllo del livello di CPK (creatinfosfochinasi) nel sangue.

   L'assunzione di statine è tuttavia sicuramente consigliabile, perchè la loro utilità nella malattia più diffusa dell'umanità, appare certa. E' peraltro opportuno astenersi dal trattamento con statine durante la gravidanza e l'allattamento.


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