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Ischemia |
GENERALITA' Nel corpo umano il flusso di sangue è necessario per la vita di un tessuto. Con il sangue, portato ai tessuti dalle arterie, arrivano alle cellule l'ossigeno e le sostanze nutritive, e dalle cellule stesse vengono rilasciati nel sangue, attraverso le vene, i prodotti di degradazione di quanto utilizzato, i cataboliti*. Questo è un processo continuo e non si arresta mai, per tutto il corso della vita. Se, per un qualunque motivo, l'afflusso di sangue ha una limitazione che raggiunga un grado critico, nel tessuto si accumulano cataboliti come acido lattico, bradichinina, enzimi proteolitici, oltre che prodotti di degradazione delle cellule che non siano riuscite a sopravvivere. La presenza di questi cataboliti causa, di norma, un dolore, anche forte: dipende dal grado di limitazione del flusso di sangue e dalla durata della limitazione stessa. Quando, eventualmente, la limitazione è rimossa, se la limitazione stessa non è stata troppo prolungata o troppo marcata, il tessuto recupera la sua funzione e, per quanto possibile, anche la sua struttura. La condizione descritta viene definita ischemia (ischein = sopprimere, haimas = sangue). L'ischemia può avvenire in qualsiasi tessuto del corpo umano, anche se i riferimenti comuni, quando si parla di ischemia, sono quelli del tessuto cardiaco e/o cerebrale. Esiste tuttavia anche una ischemia renale, muscolare, intestinale, e così per tutti i tessuti e organi. La cardiopatia ischemica descrive quanto accade quando la condizione ischemica si verifica nel territorio delle arterie coronarie, dove per altro, come altrove, può esserci semplice limitazione del flusso (occlusione parziale dell'arteria) o stop totale dello stesso (occlusione totale). Per cardiopatia ischemica si intende una malattia di cuore caratterizzata da insufficiente e/o mancato afflusso di sangue al muscolo cardiaco per ostacolo al passaggio del sangue necessario al funzionamento del muscolo cardiaco stesso attraverso i rami arteriosi dedicati dell'albero coronarico. Il muscolo cardiaco si rilascia e si contrae circa 100.000 volte al giorno, e quindi ha bisogno di grande quantità di energia e di continuità della stessa per svolgere il suo lavoro. Il miocardio ha bisogno di energia non solo quando si vontrae, ma anche quando si rilascia. L'energia deriva quasi totalmente dall'ATP e dalla fosfocreatina, tappe finali del metabolismo aerobico della fibrocellula muscolare cardiaca. E' quindi evidente che l'ossigeno è continuamente necessario per la vitalità del muscolo cardiaco. Se il rifornimento di ossigeno è insufficiente, parziale, o addirittura assente, il muscolo cardiaco, entro limiti di tempo relativamente brevi, avrà dei danni. Sopratutto se il difetto sarà totale, per chiusura completa dell'arteria coronaria dedicata, la parte di muscolo cardiaco interessata, "trascinata" suo malgrado nel movimento continuo del restante muscolo cardiaco non danneggiato, si deteriorerà rapidamente, e sarà sostituita, dopo 1-3 mesi, da tessuto cicatriziale inerte, non più atto, quindi, alla contrazione. Dal latino "angor" (restringimento) e "pectoris" (di petto). Angina di petto. La definizione descrive il sintomo classico del dolore anginoso vero, che non è, come comunemente ritenuto dalla gente in genere, un dolore "dalla parte sinistra del petto e al braccio sinistro", ma un senso di costrizione e oppressione centrale, spesso irradiato alla gola e frequentemente accompagnato dalla sensazione di non poter respirare. Il quadro clinico anginoso fu, con molta precisione, descritto da William Heberden nel 1768, in una relazione al College of Physicians, a Londra [300]. Per questo l'Angina Pectoris, (espressione clinica della Cardiopatia Ischemica), è stata definita anche Malattia di HEBERDEN. L'Angina Pactoris verrà trattata nei seguenti capitoli dedicati: 1 - Angina Stabile 2 - Angina Instabile 3 - Angina Silente 4 - Angina Variante (di PRINZMETAL) 5 - Angina Microvascolare (Sindrome X) ________________________ ________________________ ________________________ |
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