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Ischemia


GENERALITA'  

   Nel corpo umano il flusso di sangue è necessario per la vita di un tessuto. Con il sangue, portato ai tessuti dalle arterie, arrivano alle cellule l'ossigeno e le sostanze nutritive, e dalle cellule stesse vengono rilasciati nel sangue, attraverso le vene, i prodotti di degradazione di quanto utilizzato, i cataboliti*. Questo è un processo continuo e non si arresta mai, per tutto il corso della vita.

   Se, per un qualunque motivo, l'afflusso di sangue ha una limitazione che raggiunga un grado critico, nel tessuto si accumulano cataboliti come acido lattico, bradichinina, enzimi proteolitici, oltre che prodotti di degradazione delle cellule che non siano riuscite a sopravvivere. La presenza di questi cataboliti causa, di norma, un dolore, anche forte: dipende dal grado di limitazione del flusso di sangue e dalla durata della limitazione stessa. Quando, eventualmente, la limitazione è rimossa, se la limitazione stessa non è stata troppo prolungata o troppo marcata, il tessuto recupera la sua funzione e, per quanto possibile, anche la sua struttura.
    Il dolore scomparirà tanto più rapidamente quanto più velocemente riprende il metabolismo* normale.
    Tipico è il caso del dolore muscolare del braccio che può insorgere dopo la compressione dei muscoli dello stesso per aver stretto troopo il bracciale in occasione di una ,isurazione della pressione arteriosa. Se lasdciamo il braccio inerte il dolore impiegherà anche 15-20 minuti oer scomparire, ma se attiviamo la muscolatura il dolore scomparirà in 15-20 secondi: il tempo dipenderà dal grado di attivazione.

   La condizione descritta viene definita ischemia (ischein = sopprimere, haimas = sangue). L'ischemia può avvenire in qualsiasi tessuto del corpo umano, anche se i riferimenti comuni, quando si parla di ischemia, sono quelli del tessuto cardiaco e/o cerebrale. Esiste tuttavia anche una ischemia renale, muscolare, intestinale, e così per tutti i tessuti e organi.

   La cardiopatia ischemica descrive quanto accade quando la condizione ischemica si verifica nel territorio delle arterie coronarie, dove per altro, come altrove, può esserci semplice limitazione del flusso (occlusione parziale dell'arteria) o stop totale dello stesso (occlusione totale).
    Il dolore che il tessuto muscolare cardiaco ischemico provoca, si chiama angina pectoris, "restringimento di petto", perchè tale sintomo è quello tipico e predominante del quadro.
    Nel 70% dei casi di diabete mellito, tuttavia, il dolore è scarso o assente, perchè in quella malattia le terminazioni nervose sono danneggiate e non più in grado di segnalare al cervello la condizione ischemica.


La CARDIOPATIA ISCHEMICA

Per cardiopatia ischemica si intende una malattia di cuore caratterizzata da insufficiente e/o mancato afflusso di sangue al muscolo cardiaco per ostacolo al passaggio del sangue necessario al funzionamento del muscolo cardiaco stesso attraverso i rami arteriosi dedicati dell'albero coronarico.
   Ischemia* è una parola greca composta da ischein (sopprimere) e haimas (sangue).Il difetto di passaggio può essere reversibile (in genere per chiusura parziale dell'arteria causata da una placca o per uno spasmo dell'arteria stessa), o irreversibile (chiusura completa per un trombo, che in genere si forma sopra una placca lesionata) [135] [257].

   Il muscolo cardiaco si rilascia e si contrae circa 100.000 volte al giorno, e quindi ha bisogno di grande quantità di energia e di continuità della stessa per svolgere il suo lavoro. Il miocardio ha bisogno di energia non solo quando si vontrae, ma anche quando si rilascia. L'energia deriva quasi totalmente dall'ATP e dalla fosfocreatina, tappe finali del metabolismo aerobico della fibrocellula muscolare cardiaca. E' quindi evidente che l'ossigeno è continuamente necessario per la vitalità del muscolo cardiaco. Se il rifornimento di ossigeno è insufficiente, parziale, o addirittura assente, il muscolo cardiaco, entro limiti di tempo relativamente brevi, avrà dei danni. Sopratutto se il difetto sarà totale, per chiusura completa dell'arteria coronaria dedicata, la parte di muscolo cardiaco interessata, "trascinata" suo malgrado nel movimento continuo del restante muscolo cardiaco non danneggiato, si deteriorerà rapidamente, e sarà sostituita, dopo 1-3 mesi, da tessuto cicatriziale inerte, non più atto, quindi, alla contrazione.
   Nel caso, quindi, di arresto totale del flusso di sangue, nel territorio danneggiato le membrane delle cellule muscolari si rompono, i nuclei si distruggono, gli enzimi che prima erano all'interno della cellula dilagheranno nel liquido intersiziale extracellulare, e quindi entreranno nel torrente circolatorio, accorreranno i globuli bianchi come sempre succede quando in un tessuto c'è infiammazione, o detriti da portar via.
   Questo significa che il territorio danneggiato si infarcisce di detriti e dei globuli bianchi accorsi. Infarcire>>>infarcito>>>infarto: ecco come si arriva a capire il significato di questa parola. E' peraltro evidente che un infarto è tale non solo quando interessa il muscolo cardiaco, ma qualunque territorio e tessuto del corpo umano sottoposto a uno stop di flusso è sottoposto alla stessa condizione. Avremo quindi la possibilità di un infarto cerebrale, polmonare, renale, intestinale, osseo, e così via.
   Angina è una parola che viene da angor, restringimento: la differenza con l'infarto è che in questo ultimo caso non si tratta di solo restringimento, ma di chiusura completa dell'arteria.


ANGINA PECTORIS

 Dal latino "angor" (restringimento) e "pectoris" (di petto). Angina di petto.

   La definizione descrive il sintomo classico del dolore anginoso vero, che non è, come comunemente ritenuto dalla gente in genere, un dolore "dalla parte sinistra del petto e al braccio sinistro", ma un senso di costrizione e oppressione centrale, spesso irradiato alla gola e frequentemente accompagnato dalla sensazione di non poter respirare.
   Tale sintomo è quasi sempre espressione di una patologia delle arterie coronarie, e cioè di stenosi* che limitano il flusso di rifornimento di sangue al muscolo cardiaco a valle della stenosi stessa.

   Il quadro clinico anginoso fu, con molta precisione, descritto da William Heberden nel 1768, in una relazione al College of Physicians, a Londra [300]. Per questo l'Angina Pectoris, (espressione clinica della Cardiopatia Ischemica), è stata definita anche Malattia di HEBERDEN.

   L'Angina Pactoris verrà trattata nei seguenti capitoli dedicati:

   1 - Angina Stabile

   2 - Angina Instabile

   3 - Angina Silente

   4 - Angina Variante (di PRINZMETAL)

   5 - Angina Microvascolare (Sindrome X)

   6 - Angina Post Infartuale

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Nota:
Per altri riferimenti di immagini relative a questo capitolo, consultare la
Categoria di Immagini 011
  Categoria di Immagini 009 
Categoria di Immagini 010 
Categoria di Immagini 014
Categoria di Immagini 002

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Nota:
E' utile consultare, per migliore e più completa informazione, altri argomenti:
Cardiopatia ischemica - Argomento 028
Cardiopatia ischemica dilatativa
- Argomento 029
Coronarie - Argomento 039
Coronarografia - Argomento 040
Infarto - Argomento 096
Infarto cardiaco - Argomento 097
Infarto e attività sessuale - Argomento  172


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