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Copyright © testi e immagini - Dr. Enzo Boncompagni, Cardiologo - Italy   
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151 - Prolasso mitralico - Valvola a paracadute
151 - Cardiopatie Valvolari - Prolasso Mitralico - Valvola a paracadute

Quando il V Sx si contrae e invia il sangue in aorta, la valvola mitrale, situata tra l'atrio e il ventricolo di sinistra, si chiude per impedire che il sangue torni indietro nell'atrio Sx. Se i tessuti dei lembi valvolari mitralici sono più lassi del normale può accadere che durante la chiusura questi lembi "gonfino" un pò verso la cavità atriale, proprio come si gonfia la tela di un paracadute aperto.
Si dice allora che tali lembi prolassano nell'atrio Sx. Questo situazione si chiama Prolasso della Mitrale, MVP*.
Il prolasso della mitrale può essere definito "Una leggera differenza in un cuore sano".

152 - Prolasso valvolare mitralico - Evoluzione - 1
152 - Cardiopatie Valvolari - Prolasso Valvolare Mitralico - Evoluzione - 1

Il prolasso della mitrale può essere definito "Una leggera differenza in un cuore sano".
Il prolasso della mitrale diventa gradualmente malattia via via che si associa una insufficienza della valvola mitrale stessa. Se non c'è insufficienza e rigurgito non c'è malattia. Quando si presenta insufficienza e rigurgito si va verso una situazione di malattia, che sarà inizialmente lieve, se lieve è l'insufficienza e il rigurgito, per poi diventare severa se l'insufficienza e il rigurgito relativo saranno marcati.
A questo punto, di solito, e a giudizio del Medico Curante, occorre intervenire manualmente sulla valvola.

153 - MVP - Corde tendinee e muscolo papillare
153 - Cardiopatie Valvolari - MVP - Corde tendinee e muscolo papillare

La parte superiore della foto è uno dei due lembi della valvola mitrale. Quando questa si chiude, impedendo che il sangue torni indietro dal V Sx all'A Sx, è sostenuta da una struttura di tensione e controllo dei lembi che evita che i lembi possano aprirsi verso l'atrio, come avverrebbe senza tale struttura, essendoci, al momento della contrazione del ventricolo Sx una pressione nel ventricolo stesso molto maggiore di quella dell'atrio, dive sta arrivando il sangue dal circolo polmonare.
Questa struttura consta di corde tendinee, qui ben visibili, ancorate a delle colonnette muscolari che fanno parte del corpo muscolare ventricolare, e che si chiamano muscoli papillari (la struttura in basso a destra).

154 - Prolasso valvolare mitralico - Evoluzione - 2
154 - Cardiopatie Valvolari - Prolasso Valvolare Mitralico - Evoluzione - 2

Il prolasso della mitrale può essere definito "Una leggera differenza in un cuore sano".
Il prolasso della mitrale diventa gradualmente malattia via via che si associa una insufficienza della valvola mitrale stessa. Se non c'è insufficienza e rigurgito non c'è malattia. Quando si presenta insufficienza e rigurgito si va verso una situazione di malattia, che sarà inizialmente lieve, se lieve è l'insufficienza e il rigurgito, per poi diventare severa se l'insufficienza e il rigurgito relativo saranno marcati.
A questo punto, di solito, e a giudizio del Medico Curante, occorre intervenire manualmente sulla valvola.

155 - Cardiopatie valvolari - Sopravvivenza
155 - Cardiopatie Valvolari - Cardiopatie valvolari - Sopravvivenza

Le valvole cardiache sono 4 (Tricuspide e Polmonare a destra e Mitrale e Aortica a sinistra). Quando sono malate, ognuna può presentare stenosi o insufficienza (anche se spesso il difetto è misto). Quindi dovremmo esaminare il decorso di 8 patologie (2 x 4 valvole). Ma la patologia delle valvole di destra non è importante essendo la pressione del V Dx molto più bassa del V Sx.
Consideriamo quindi la stenosi e la insufficienza della mitrale e della aortica.
Vediamo dal grafico delle curve di sopravvivenza che solo La Stenosi Aortica può dare maggiori problemi e una minore sopravvivenza.
Le atre 3 situazioni si comportano più o meno nello stesso modo.

156 - Tipi di protesi valvolari cardiache
156 - Cardiopatie Valvolari - Tipi di protesi valvolari cardiache

Quando la struttura di una valvola è molto compromessa ed essa non può più funzionare (aprirsi e chiudersi bene) può rendersi necessaria la sostituzione della valvola stessa con una protesi, mediante chirurgia.
Le protesi possono essere biologiche se sono costruite con tessuti di maiale (in basso a destra), oppure meccaniche.
Ogni protesi è inserita in un anello di tessuto inerte che serve ad ancorare saldamente la protesi ai tessuti del foro che rimane nel cuore quando viene asportata la valvola malata.
L'impianto di una protesi meccanica richiede di consueto una terapia anticoagulante con dicumarolici continua.
157 - F. Banting & C.
157 - Diabete Mellito - F. Banting & C.

Best
Banting e Best scoprirono l'insulina ( nelle isole di Langerhans del pancreas) nel 1921. La chiamarono Isletin.

Tra le 9 e le 11 del 30 Luglio 1921 l'iniezione di Isletin nel cane diabetico N° 410 provocò una evidente caduta della glicemia.
Fu la scoperta del secolo.
Divenne celebre la cagnetta Marjiorie che visse a lungo grazie all'insulina.
E, sempre grazie all'azione dell'insulina, fu possibile da allora curare con successo il diabete giovanile (tipo 1) che fino ad allora portava a morte precocemente.
Oer questa scoperta fu assegnato a Banting e Best il Premio Nobel per la Medicina nel 1923.
158 - Indice glicemico medio
158 - Diabete Mellito - Indice glicemico medio

Se consideriamo che il pane bianco influisca sulla glicemia con un indice che chiameremo 100, in questa tvola è raffigurato quanto influiscono slla glicemia molti altri tipi di alimenti, confrontati al pane bianco.

159 - Diabete mellito - Fenomeno dell'alba
159 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Fenomeno dell'alba

Gli ormoni controinsulari (quelli che si oppongono all'azione dell'insulina ostacolandone l'azione) sono prodotti e immessi nel sangue con una picco tra le 5 e le 6 del mattino, prima del risveglio.
Quindi essendo l'azione dell'insulina un pò ostacolata dall'azione degli ormoni che sono antagonisti ad essa, la glicemia sale un pò.
E' come se l'organismo umano preparasse, in tempo per il risveglio, il carburante che si renderà utile al risveglio.
Questo è chiamato Fenomeno dell'alba.

160 - Insulina e Recettore della cellula
160 - Diabete Mellito - Insulina e Recettore della cellula

La cellula ha bisogno della molecola di glucosio per avere l'energia necessaria per le sue funzioni. La molecola di glucosio può entrare nella cellula per mezzo dei recettori per l'insulina, una specie di "porte" che la cellula stessa fabbrica e mette a disposizione sulla sua membrana.
Per aprire questa porta occorre una chiave, che chiameremo insulina.
In questo modo la molecola di glucosio potrà entrare nella cellula.
Questo avviene per tutte le cellule, eccettuato che per quelle del cervello, e, in parte, del fegato.
E' inutile che le isole di Langerhans del pancreas producano insulina in quantità normale o aumentata, se non funzion il meccanismo dei recettori
(Diabete tipo 2, o dell'età adulta).

161 - Insulina e Recettori della cellula - 1
161 - Diabete Mellito - Insulina e Recettori della cellula - 1

In giallo il citoplasma* (corpo cellulare). In verde la membrana cellulare.
L'esagono rosso piccolo è la molecola di glucosio.
Le molecole di glucosio entrano liberamente nelle cellule del cervello.
Le vediamo già entrate dentro la cellula. Il numero dei piccoli esagoni rossi dentro la cellula corrisponde al numero dei piccoli esagoni blu fuori della cellula, ad indicare il preciso spostamento dlle molecole di glucosio dentro la cellula. Senza bisogno di recettori per l'insulina.

162 - Insulina e Recettori della cellula - 2
162 - Diabete - Insulina e Recettori della cellula - 2

In giallo il citoplasma* (corpo cellulare). In verde la membrana cellulare.
L'esagono rosso piccolo è la molecola di glucosio.

Nelle cellule di tutti i tessuti, ad esclusione di quelle del cervello e, in parte di quelle del fegato, la molecola di glucosio può entrare solo per mezzo del recettore, una struttura che la cellula produce e posizione nella parete cellulare. Il recettore viene attivato dall'insulina e la molecola di glucosio può essere trasportata all'interno della cellula, dove viene rilasciata.
Nell'immagine esemplificativa 2 molecole di glucosio sono entrate nella cellula per mezzo del recettore. Poco prima erano al di fuori della cellula stessa (piccoli esagoni blu).

163 - Insulina e Recettori della cellula - 3
163 - Diabete Mellito - Insulina e Recettori della cellula - 3

In giallo il citoplasma* (corpo cellulare). In verde la membrana cellulare.
L'esagono rosso piccolo è la molecola di glucosio.
Nelle cellule di tutti i tessuti, ad esclusione di quelle del cervello e, in parte di quelle del fegato, la molecola di glucosio può entrare solo per mezzo del recettore, una struttura che la cellula produce e posizione nella parete cellulare. Il recettore viene attivato dall'insulina e la molecola di glucosio può essere trasportata all'interno della cellula, dove viene rilasciata.
Nell'immagine 14molecole di glucosio sono entrate nella cellula per mezzo del recettore. Poco prima erano al di fuori della cellula stessa (piccoli 14 esagoni blu).
In questo caso la situazione è normale.

164 - Insulina e Recettori della cellula - 4
164 - Diabete Mellito - Insulina e Recettori della cellula - 4

In giallo il citoplasma* (corpo cellulare). In verde la membrana cellulare.
L'esagono rosso piccolo è la molecola di glucosio.
Nelle cellule di tutti i tessuti, ad esclusione di quelle del cervello e, in parte di quelle del fegato, la molecola di glucosio può entrare solo per mezzo del recettore, una struttura che la cellula produce e posizione nella parete cellulare. Il recettore viene attivato dall'insulina e la molecola di glucosio può essere trasportata all'interno della cellula, dove viene rilasciata.
Nell'immagine solo poche molecole di glucosio sono entrate nella cellula per mezzo del recettore. Poco prima erano al di fuori della cellula stessa (piccoli esagoni blu). Questo perchè la cellula non ha fabbricato un numero sufficiente di recettori, oppure perchè questi non si sono attivati nonostante la presenza dell'insulina. Solo 6 molecole di glucosio sono entrate (6 piccoli esagoni rossi).
In questo caso la situazione è normale.

165 - Insulina e conservazione sostanze energetiche
165 - Diabete Mellito - Insulina e conservazione sostanze energetiche

Uno dei principi della conservazione della specie umana è che l'uomo, dalla assunzione del cibo, trae non solo energia immediata, ma ha la capacità di immagazzinare energia conservandola in certi depositi.
Questa è precisamente l'azione della insulina, che non serve solo alla utilizzazione immediata del glucosio come energia, ma ha anche il compito di mettere da parte l'eccedenza nel settore dei carboidrati e in quello dei lipidi, come illustrato nella tavola accanto.
Inoltre promuove e protegge il patrimonio proteico, che ha così grande importanze nella costruzione e nel mantenimento delle strutture del corpo umano.

166 - Azioni dell'insulina
166 - Diabete Mellito - Azioni dell'insulina

Uno dei principi della conservazione della specie umana è che l'uomo, dalla assunzione del cibo, trae non solo energia immediata, ma ha la capacità di immagazzinare energia conservandola in certi depositi.
Questa è precisamente l'azione della insulina, che non serve solo alla utilizzazione immediata del glucosio come energia, ma ha anche il compito di mettere da parte l'eccedenza nel settore dei carboidrati e in quello dei lipidi, come illustrato nella tavola accanto.
Inoltre promuove e protegge il patrimonio proteico, che ha così grande importanze nella costruzione e nel mantenimento delle strutture del corpo umano.

Nella immagine vediamo al centro una particolare fotografia istologica di un'isola di Langerhans.

167 - Formula gafica dsell'insulina
167 - Diabete Mellito - Formula grafica dell'insulina

L'insulina è un peptide* di 51 aminoacidi in 2 catene legate da 2 ponti disolfurici.

168 - Insulina e Glucagone - Azione
168 - Diabete Mellito - Insulina e Glucagone - Azione

Il pancreas produce insulina, che stimola il prelievo del glucosio dal sangue. Quindi la glicemia diminuirà. La diminuizione della glicemia, quando è a un punto critico, stimola nel pancreas la secrezione di glucagone che preleva immediatamente il glucosio dai depositi di
glicogeno nel fegato e nei muscoli.
Questo fa subito salire il livello di glicemia
Anche gli ormoni controinsulari, e cioè antagonisti dell'insulina, (come il cortisolo, l'adrenalina e il somatotropo) intervengono per frenare l'azione dell'insulina.

169 - Paul Langerhans - 1847-1888
169 - Diabete Mellito - Paul Langerhans - 1847-1888

Paul Langerhans, qui con i fratelli medici e il padre, nella sua tesi di laurea, a 22 anni, parlò per la prima volta delle isole che poi porteranno il suo nome, e che egli vide nel pancreas, distinte e totalmente diverse dal tessuto circostante. Egli le chiamò "Haufchen", mucchietti.
Egli peraltro non seppe dare spiegazioni sulla funzione di queste strutture fino ad allora sconosciute.

170 - Ferdinando Battistini - 1867-1920
170 - Diabete Mellito - Ferdinando Battistini - 1867-1920

Ferdinando Battistini, Medico, ebbe l'intuizione e il coraggio di trattare giovani diabetici con estratto pancreatico artigianale.
Questo molti anni prima che Banting e Best scoprissero l'insulina, nel 1921.

171 - Isola di Langerhans - Tipi di cellule
171 - Diabete Mellito - Isola di Langerhans - Tipi di cellule

E' un disegno di un'isola di Langerhans, e si vedono i 3 tipi principali di cellule che la costituiscono, con gli ormoni relativi prodotti.
Come si vede, le cellule beta, che producono insulina, sono per lo più disposte nel centro dell'isola, e le cellule alfa, che producono glucagone, sono disposte alla periferia dell'isola.

172 - Isola di Langerhans - Cellule alfa e beta
172 - Diabete Mellito - Isola di Langerhans - Cellule beta e alfa

Isola di Langerhans visualizzata con tecnica particolare.
Come si vede, le cellule beta, che producono insulina, sono per lo più disposte nel centro dell'isola, e le cellule alfa, che producono glucagone, sono disposte alla periferia dell'isola.

173 - Pancreas e Isole di Langerhans
173 - Diabete Mellito - Pancreas e Isole di Langerhans

Il pancreas, con la sua parte esocrina in arancione, e un esempio di come le isole di Langerhans, in blu, sono disseminate nel tessuto ghiandolare esocrino del pancreas

174 - Patologia del Diabete Mellito
174 - Diabete Mellito - Patologia del Diabete Mellito

Tre sono i punti fondamentali che ci fanno comprendere quali siano le alterazioni che avvengono quando è presente il diabete mellito:
1 - diminuita utilizzazione del glucosio,
2 - conseguente "ricerca" di una fonte energetica alternativa nel tessuto adiposo, e,
3 - come atto finale, disordine nel patrimonio proteico.

175 - Dianete Mellito - Malattie nei vari organi
175 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Malattie nei vari organi

Il DM è causa di compromissione delle arterie in vari distretti.
Qui vediamo la patologia indotta dal DM nel cuore, nel cervello, e negli arti inferiori.

176 - Distribuzione delle riserve energetiche
176 - Diabete Mellito - Distribuzione delle riserve energetiche

Ecco le riserve energetiche cotituite nel corpo umano ai fini della sua conservazione. L'ormone che provvede alla costituzione e al mantenimento delle riserve stesse è l'insulina.
177 - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 1
177 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 1

Osserviamo un paragone tra due macchine diverse, ma che hanno, ambedue, bisogno di energia per il loro funzionamento.

178 - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 2
178 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 2

Mentre l'automobile ha, dal sistema di alimentazione, un rifornimento costante al suo motore, l'uomo non ha questa costanza.
La glicemia, infatti, ha oscillazioni in relazione all'assunzione o meno di cibo.

179 - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 3
179 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 3

Nell'automobile il carburatore (o altro sistema) provvede alla costanza di rifornimento di energia (benzina) al motore.
Nell'uomo sono gli ormoni (insulina e glucagone) che provvedono a questo.

180 - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 4
180 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 4

Nell'automobile l'energia immessa, sotto forma di benzina, è immediatamente utilizzabile.
Nell'uomo l'energia immessa, sotto forma di cibo, non è utilizzabile immediatamente.

181 - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 5
181 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 5

Nell'automobile l'energia (benzina) serve solo per il movimento della macchina.
Nell'uomo l'energia serve solo in parte al funzionamento del corpo; ciò che è in più viene messo da parte come riserva di energia.

182 - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 6
182 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 6

Automobile:
In relazione al tempo la quantità di energia disponibile diminuisce sempre di più, via via che si vuota il serbatoio.
183 - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 7
183 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Automobile e Uomo - 7

Uomo
:
In relazione al tempo la quantità di energia disponibile rimane per molto tempo più o meno costante.
L'azione dell'insulina (quando la glicemia si alza) e del glucagone (quando la glicemia si abbassa) provvede a questo.
184 - Diabete Mellito - Curve da carico di glucosio
184 - Diabete Mellito - Diabete Mellito - Curva da carico di glucosio

La curva rossa indica un comportamento normale della glicemia dopo l'assunzione di una quantità di glucosio puro. Questo vuol dire che il glucosio assunto viene metabolizzato* nei tempi giusti dall'insulina.

La curva celeste indica invece un comportamento non normale dopo l'assunzione di una quantità di glucosio puro. Si vede infatti che, nel tempo, il glucosio stesso viene metabolizzato molto più lentamente dando la caratteristica curva a "plateau"
185 - Emoglobina glicata (HBA1c)
185 - Diabete Mellito - Emoglobina glicata [HBA1c]

L’ emoglobina, proteina dei globuli rossi, che si lega all’ossigeno e all’anidride carbonica, si lega, in parte, anche alle molecole di glucosio nel sangue.Questo avviene, normalmente, nella percentuale del 3,5 – 5,5 % dell’HB totale.Quando il glucosio si è legato all’HB il legame diventa molto stretto e si mantiene nel tempo.
Per questo motivo l’ HBA1c è un indice molto affidabile della glicemia media mantenuta dal paziente entro un periodo di tempo di uno o due mesi. Quindi, esaminando l’ HBA1c, è come aprire una “finestra” di un paio di mesi sui valori della glicemia avuti dal Paziente in tale periodo. Quanto più i valori dell’ HBA1c saranno vicini alla norma, tanto più vicini al normale saranno stati i valori della glicemia del Paziente in tale periodo. Quindi l’ HBA1c, più che un valore diagnostico, ha un valore di controllo, di “spia” di come è andata la situazione in quel periodo. I valori normali sono sotto 5. Nel diabetico i valori possono raggiungere anche 10 - 15 .I Pazienti con valori di HBA1c minori, e quindi con valori della glicemia tenuti più vicini a quelli normali, sviluppano in misura minore, e, quando presenti, con gravità minore, le complicazioni tardive.
186 - Le sostanze dolcificanti
186 - Diabete Mellito - Le sostanze dolcificanti

Lo zucchero comune contiene gkucosio.
Le sostanze dolcificanti, eventualmente da adottare al posto dello zucchero sono di tanti tipi.
Tutte hanno un potere calorico molto basso e una capacità dolcificante molto maggiore dello zucchero.
187 - Confronto tra Diabete Mellito tipo 1 e 2
187 - Diabete Mellito - Confronto tra Diabete Mellito tipo 1 e 2

E' possibile, osservando la tavola, fare un confronto tra il DM tipo 1 e
il DM tipo 2 in base a vari parametri.
188 - Diabete Mellito Primario e Secondario
188 - Diabete Mellito - Diabete Mellito Primario e Secondario

Il DM è di consueto, una malattia tipicamente genetica, e in questi casi parliamo di DM primario.
Tuttavia, talvolta si osservano tipi di DM che chiamiamo secondario: i più frequenti sono il DM da infezioni, endocrinopatie, corticosteroidi, sindrome di Down, gestazionale.
189 - Fattori che influenzano la secrezione di insulina
189 - Diabete Mellito - Fattori che influenzano la secrezione di insulina

L'insulina è sensibile a fattori che ne favoriscono la produzione nelle isole di Langerhans e a fattori che ne ostacolano la secrezione stessa.
In questa tavola ne vediamo elencati i principali, per ambedue le categorie.
190 - Pancreas esocrino ed endocrino
190 - Diabete Mellito - Pancreas esocrino ed endocrino

In questo disegno vediamo l'isola di Langerhans, con aspetto istologico* nettamente diverso da quello del tessuto circostante, che è quello della parte esocrina del pancreas, quella che produce i succhi digestivi.
L'isola di langerhans è circondata da tessuto connettivo.
191 - Glucosio, Insulina e Muscolo - Vignetta
191 - Diabete Mellito - Glucosio, Insulina e Muscolo - Vignetta

Per entrare nelle cellule del muscolo, come in quelle di tutti gli altri tessuti, la molecola di glucosio, in verde, ha bisogno che la ragazza insulina gli dia la chiave della porta di ingresso nella cellula. Altrimenti non può entrare.
192 - Glucosio, Insulina e Cervello - Vignetta
192 - Diabete Mellito - Glucosio, Insulina e Cervello - Vignetta

Il cervello ha continuo e grande bisogno di glucosio per poter funzionare bene.
A differenza di tutti gli altri tessuti il glucosio può entrare nelle sue cellule senza l'intervento dell'insulina. La molecola di glucosio, in verde, può entrare liberamente nella cellula del cervello.
193 - Topografia del Fegato
193 - Cuore e Fegato- Topografia del Fegato

Vediamo in alto il fegato e in basso l'intestino. Dall'intestino il materiale energetico è trasportato al fegato per la vena porta. Poi il materiale arrivato nel fegato, comprese le sostanze di rifiuto, viene elaborato dal fegato dove viene formata la bile.
La bile fluisce attraverso il condotto cistico e arriva alla cistifellea, un piccolo deposito che si svuota periodicamente, in occasione dell'assunzione del pasto, e per un condotto chiamato coledoco, arriva nel duodeno.
Con il mezzo della bile il fegato elimina le sostanze tossiche che quindi vengono restituite all'iintestino che le eliminerà con le feci.
194 - Vena Porta
194 - Cuore e Fegato- Vena Porta

Dall'intestino il materiale energetico è trasportato al fegato per la vena porta. Poi il materiale arrivato nel fegato, comprese le sostanze di rifiuto, viene elaborato dal fegato dove viene formata la bile.
La bile fluisce attraverso il condotto cistico e arriva alla cistifellea, un piccolo deposito che si svuota periodicamente, in occasione dell'assunzione del pasto, e per un condotto chiamato coledoco, arriva nel duodeno.
Con il mezzo della bile il fegato elimina le sostanze tossiche che quindi vengono restituite all'iintestino che le eliminerà con le feci.
195 - Pool metabolico del fegato
195 - Cuore e Fegato - Pool metabolico del fegato

Dall'intestino il materiale energetico è trasportato al fegato per la vena porta. Poi il materiale arrivato nel fegato, comprese le sostanze di rifiuto, viene elaborato dal fegato dove viene formata la bile.
La bile fluisce attraverso il condotto cistico e arriva alla cistifellea, un piccolo deposito che si svuota periodicamente, in occasione dell'assunzione del pasto, e per un condotto chiamato coledoco, arriva nel duodeno.
Con il mezzo della bile il fegato elimina le sostanze tossiche che quindi vengono restituite all'iintestino che le eliminerà con le feci.
Dobbiamo immaginare il fegato come un grande laboratorio chimico dove arriva materia prima (idrati di carbonio, grassi, proteine, vitamine sali minerali, ma anche sostanze tossiche)
196 - Lobuli epatici
196 - Cuore e Fegato- Lobuli epatici

Il lobulo epatico è l'unità funzionale del fegato. E' una struttura di cordoni di cellule epatiche disposte a raggiera.
A queste cellule arriva la circolazione portale e nella stessa struttura lobulare si formano i capillari biliari e i canalicoli biliari, che poi confluiranno in condotti di sempre maggiore dimensione andando infine a raccogliersi nei grandi dotti escretori biliari (cistico dal fegato alla cistifellea e coledoco dalla cistifellea al duodeno
197 - Cirrosi epatica
197 - Fegato - Cirrosi epatica

Per cause in parte ancora ignote il tessuto connettivo si accresce finendo per "strangolare" il lobuli epatici, unità funzionali del fegato.
In questo modo il tessuto funzionante del fegato diminuirà e diventerà sempre più disorganizzato, compromettendo in modo anche grave le funzioni importanti e fondamentali del fegato.
198 - Epatite B - Curve degli anticorpi
198 - Cuore e Fegato- Epatite B - Curve degli anticorpi

Nel corso dell'epatite B è possibile controllare la situazione della malattia titolando i vari enzimi nel sangue.
Alcuni di essi scompaiono nell'arco di pochi mesi, altri continuano ad essere presenti nel sangue per mesi e mesi.
199 - Bronchioli e Alveoli polmonari
199 - Apparato Respiratorio - Bronchioli e Alveoli polmonari

Vediamo in questa immagine la fine struttura dei bronchioli terminali e degli alveoli, i "palloncini che al termine dei bronchioli ricevono l'aria inspirata e consentono, con i capillari arteriosi e venosi situati nelle loro pareti, gli scambi gassosi ossigeno-anidride carbonica.
200 - Parete interna bronchiale - 1
200 - Apparato Respiratorio - Parete interna bronchiale - 1

La parete bronchiale, accanto a cellule epiteliali* nprmali presenta un gran numero di cellule ciliate, che hanno il compito di percepire i corpi estranei, anche piccolissimi e di avviare il riflesso della tosse.