GENERALITA’,
DEFINIZIONE e SIGNIFICATO CLINICO
E’ una alterazione del
ritmo cardiaco, cioè della cadenza dei battiti cardiaci,
che diventano irregolari. Più che una malattia, deve essere
interpretata come un sintomo: quando c’è una fibrillazione
atriale bisogna sempre cercare la causa che
l’ha determinata. Riuscendo ad individuare la causa e
comprendendo la patologia di origine, potremo impostare un trattamento
globale, e, in molti casi, centrare il trattamento e la prevenzione.
La fibrillazione atriale è la più
importante delle aritmie atriali, ed è determinata dalla totale
desincronizzazione della attività atriale,
che diventa disorganizzata e frammentaria, con
assenza di contrazione atriale, e quindi di onda P nell’ECG,
[491]
[492]
e mancanza funzione di pompa atriale.
Manca l’impulso del nodo seno-atriale [475],
oppure tale segnale è debole e si può perdere nei fasci
di conduzione atriale [477],
non arrivando così, ad eccitare il nodo atrio-ventricolare
[476].
Insorgono così moltissimi impulsi in tutta la muscolatura atriale,
circa 450-600 al minuto.
Se questi impulsi, ricevuti dal nodo atrio-ventricolare come di norma,
fossero tutti trasmessi ai ventricoli, la pompa cardiaca non potrebbe
convenientemente riempirsi e svuotarsi a una frequenza così elevata.
Pertanto il nodo atrioventricolare [476]
fibrillazione atriale lascia entrare nel fascio di His e nei
ventricoli 150-180 impulsi al massimo, anche se a un ritmo
irregolare. La pompa cardiaca può
così continuare la sua funzione di riempimento e di svuotamento.
Nella fibrillazione atriale le stimolazioni che
partono dal nodo seno-atriale [475]
sono deboli. Si hanno tante piccole stimolazioni in ogni direzione
e con polarità opposte.
Non viene permessa, per tale ragione, un stimolazione
ordinata e regolare degli atri: ci sono solo tante piccole eccitazioni
della muscolatura atriale in ogni direzione. Manca così l’onda
P. E il nodo atrio-ventricolare [476]
non lascia passare un secondo impulso prima che siano trascorsi 0.35
secondi dal precedente.
Gli impulsi disordinati che si hanno nella fibrillazione
atriale arrivano a stimolare il nodo atrioventricolare in un modo
irregolare, e con un tempo che va da 0 a 0.60 secondi. I ventricoli,
quindi, continuano a essere stimolati, ma in modo irregolare, con
una frequenza che può variare da un minimo di 0.35” (0.35+0)
a un massimo di 0.65” (0.35+0.60). Il risultato è un
battito cardiaco irregolare, cioè, come si definisce, un ritmo
irregolare, una aritmia [497]
[496].
Molto spesso, anche se la fase di evoluzione non
è facilmente identificabile, un flutter (fluttuazione) atriale
precede la fibrillazione. Si tratta di una attività del nodo
seno-atriale ad alta frequenza, e quindi disordinata [493]
[494].
Nella
fibrillazione atriale, se viene a mancare la funzione di pompa
il sangue passa attraverso gli atri senza essere spinto nei ventricoli.
Gli atri diventano passivi, sono solo una camera di passaggio, e non
più una camera attiva, con possibilità di contribuire
a riempire bene i ventricoli. L’efficienza
della pompa ventricolare viene così a ridursi del 20-30 %.
Nelle camere atriali il flusso
è rallentato e si possono formare dei coaguli. Questi,
potranno essere pompati nei ventricoli, e, dai ventricoli verranno
espulsi in aorta dal ventricolo sinistro e in arteria polmonare dal
ventricolo destro, causando embolie,
frequentemente cerebrali Questo accade in genere nel 20% dei casi
di fibrillazione atriale, e le conseguenze dipenderanno dalla grandezza
del coagulo che andrà ad embolizzare e quindi anche dal calibro
dell’arteria che verrrà ostruita. Più grande sarà il coagulo e maggiori saranno le conseguenze.
FORME
CLINICHE
La fibrillazione atriale può essere parossistica
(saltuaria, ad accessi) o permanente (continuativa, stabile), e la causa, che deve sempre essere ricercata, è assai diversa.
Nelle forme parossistiche, la causa, nel 70%
dei casi, è da ricercarsi in patologie delle prime vie dell’apparato
digerente, sopratutto stomaco e duodeno, per patologie di tipo
infiammatorio e irritativo, subito dopo i pasti e di notte per patologia
dello stomaco e a stomaco vuoto per patologia del duodeno.
Altre cause [132]
di fibrillazione atriale parossistica possono essere ernie iatali,
per lo più voluminose, la sindrome del nodo del seno, la fase
iniziale dell’infarto miocardico, dove c’è spesso
una compromissione del sistema di conduzione.
I sintomi della fibrillazione atriale parossistica sono fastidiosi,
anche se spesso non eclatanti, e l’esame del cuore può
essere negativo, se l’origine non è cardiaca. Il polso
è irregolare e si potranno avvertire delle pause dipendenti
dal fatto che, se la frequenza ventricolare è elevata, non
sempre la pressione realizzatasi all’interno del ventricolo
sinistro sarà sufficiente ad aprire la valvola aortica e a
far fluire il sangue nelle arterie.
Nelle
forme permanenti la causa è una cardiopatia, spesso non diagnosticata,
nell’80% dei casi,
ed è quasi sempre presente un ingrandimento atriale sinistro.
Le
cardiopatie che più frequentemente danno origine a fibrillazione
atriale sono la stenosi mitralica, i difetti del setto interatriale,
l'insufficienza mitralica, le miocardiopatie dilatative, la cardiopatia
ischemica, la cardiopatia ipertensiva. E comunque nella stenosi
mitralica, in ogni caso, che la fibrillazione atriale è
comune, specie quando la stenosi della valvola mitrale è abbastanza
serrata e l’ingrandimento dell’atrio è diventato
inevitabile.
Nelle
cardiotireosi (ipertiroidismo) la fibrillazione atriale è spesso
espressione di cardiopatia associata, che solo conseguenza dell’eccesso
di ormoni tiroidei.
La
forma permanente recente è più mal tollerata di quella
permanente cronica, o stabile. Questo perché, nella forma recente,
il cuore non ha avuto ancora il tempo di mettere in atto tutti i suoi
meccanismi di compenso.
TERAPIA
Il tentativo di riportare il cuore in ritmo sinusale
normale si definisce cardioversione,
che può essere elettrica (shock con defibrillatore) o farmacologica
(con farmaci antiaritmici). Ma quando l’atrio sinistro è
molto ingrandito, o quando la fibrillazione atriale è presente
da oltre un anno, il ripristino del ritmo sinusale con cardioversione
elettrica, anche se riesce, non dà, di solito, risultati a
distanza.
Per
quanto riguarda la terapia anticoagulante con dicumarolici il caso
deve essere sempre singolarmente giudicato dal proprio Medico. Si
può ricordare che, negli ipertesi, questa terapia richiede
particolare attenzione, perché in questo tipo di patologia
il rischio di emorragia cerebrale supera del doppio quello dell’embolia.
L'applicazione di un pacemaker
non riguarda più del 5% dei casi, principalmente con
stimolatori dell'atrio destro e dell0atrio sinistro. In ogni caso
l'indicazione di questa esigua percentuale di trattamento è
quella di "overriding". |