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Digitale


    La digitale è un farmaco storico della cardiologia da oltre due secoli.

   La storia:

    Nel 1700, un medico inglese, William Whitering, era in viaggio nelle campagne inglesi con la propria carrozza, e si fermò a una posta per far riposare e ristorare i cavalli. Mentre attendeva, chiesero al dottore se poteva dare il suo parere su una donna, ammalata grave. Egli la vide e constatò dispnea marcata, edemi, tachicardia, colore pallido e bluastro della cute: i sintomi della insuficinza cardiaca grave e dello scompenso cardiaco. Il dottore scosse la testa ed espresse prognosi infausta, sembrandogli che non ci fossero possibilità di vita per quella donna. Poi, sistemati i cavalli, partì. Dopo un paio di settimane, al ritorno dal suo viaggio, si fermò alla stessa posta, e chiese della donna, pensando che fosse già morta. Gli risposero che la donna stava molto meglio, e che sembrava quasi guarita. Egli andò subito a vederla e constatò che la dispnea, gli edemi, la tachicardia erano spariti, e la cute aveva ripreso il suo colorito normale.

    A quel punto il Dr. Whitering chiese subito cosa mai le avessero dato per ottenere quel risultato: la risposta fu un pò deludente: solo un infuso di erbe, gli risposero. Il medico volle sapere quali erbe componevano l'infuso, perchè aveva intuito che, fra loro, ci doveva esserne qualcuna che aveva selettivamente curato l'insufficienza cradiaca di quella donna. Scoprì così che la pianta era la digitalis purpurea [999], una bella pianta con una infiorescenza ad andamento verticale e fiori a forma di dito di guanto.

   Ancora oggi, sia pure come farmaco di sintesi, si adopera in tutto il mondo, la digitale, il cui effetto è di aumentare la forza, e quindi la capacità di lavoro del muscolo cardiaco e di dimuire la frequenza cardiaca. Oggi usiamo principalmente la digossina. Molto meglio (ma occorre sentire sempre il parere del proprio Medico Curante) usare la presentazione in compresse, perchè le gocce non sono facilmente dosabili con precisione, e il farmaco richiede una dose precisa, per funzionare bene. Una quantità troppo bassa è inefficace, una quantità troppo alta può essere pericolosa.

   Il farmaco è eliminato lentamente (la digossina in gran parte per via renale) e può dare accumulo. E' opportuno, in caso di terapie prolungate con digossina, eseguire ritmicamente e regolarmente, il test delle digossinemia per non incorrere in un accumulo del farmaco stesso.

   Esiste infatti un quadro di intossicazione digitalica che può provocare aritmie anche gravi. Questo può essere capito anche da midificazioni dell'ECG che presenta un quadro da sovraccarico digitalico.

   Tutto questo  non significa che dobbiamo rinunciare al farmaco, se esiste precisa indicazione al suo uso: solo dobbiamo ricordare che lo spazio tra dose terapeutica e dose tossica è abbastanza ristretto.


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