Il
caffè è citato già nella Bibbia. E, nel II°
secolo Arcenne descrive i suoi effetti sull'apparato digerente. Più
di duemila sembra che siano le sostanze presenti nel caffè.
Il caffè è, inoltre, una fonte notevole di potassio,
fluoro e magnesio.
Nel corso della sua vita l'uomo è sempre in cerca
di emozioni. Sembra a lui che queste
siano un pò il sale della vita e probabilmente lo sono. Le
emozioni possono essere di vario genere e di varia intensità;
e l'uomo, non contentandosi spesso delle piccole, cerca le grandi,
e spesso, addirittura, quelle violente. Questo è il meccanismo
psicologico che porta l'essere umano ad interessarsi agli stupefacenti
e alle droghe in genere. Il suffisso -ina le indica nella quasi totalità; basta ricordare morfina, cocaina,
eroina, e anche nicotina.
Anche la caffeina, in qualche modo, appartiene a
questa categoria. Essa infatti, presente nel chicco di caffè
[655][654], è un alcaloide* come tante altre droghe. Tale alcaloide, della
famiglia delle xantine, partecipa per il 10% al sapore amaro della
bevanda. E' assorbita rapidamente e raggiunge un picco plasmatico
dopo 15-20 minuti. Si vide, in passato, che la caffeina aveva proprietà eccitanti sul sistema simpatico, aumentava la pressione arteriosa,
aumentava la frequenza* cardiaca, e ostacolava il
sonno. D'altra parte del caffè si è sempre fatto molto
uso [658],
e grazie proprio al caffè si sono avuti contatti e punti di
aggregazione fra gli uomini. E quando gli uomini si incontrano e parlano,
[657][656]se
hanno buona volontà, ne viene sempre fuori qualcosa di costruttivo.
Fino a qualche tempo fa la caffeina, che era considerata
una sostanza dannosa per l'apparato cardiovascolare in genere. Poi
si è visto che questa non era del tutto aderente alla realtà.
Uno studio di Framingham* nel 1974 concludeva che un consumo normale
di caffè non era un fattore di rischio di malattia vascolare
aterosclerotica. Altri studi, in varie parti del mondo, hanno confermato
questa"assoluzione" del caffè.
E' stato confermato che la caffeina determina un
aumento delle catecolamine* (che sono dei mediatori simpatici*) nel
sangue, un aumento della renina, che entra nel meccanismo della ipertensione
arteriosa, un aumento degli acidi grassi liberi e anche dell'omocisteina,
considerato fattore di rischio aterosclerotico. Poi si è visto
che la caffeina può avere un effetto di favorire le aritmie,
ma solo in quelli che hanno già questo problema; inoltre si
è visto che coloro che soffrono di fibrillazione atriale sono
molto più danneggiati dal'alcol che dal caffè. Si è
visto anche che sono molto più sensibili alla caffeina coloro
che ne fanno un uso saltuario, in confronto a quelli che ne fanno
un uso abituale.
In definitiva si può affermare che:
1 - La
caffeina determina un leggero e transitorio aumento della pressione
arteriosa
2 - Determina
un aumento delle catecolamine nel sangue
3 - L'effetto
diminuisce se il consumo è abituale
4 - Il
consumo abituale non aumenta la pressione arteriosa
5 - In
definitiva l'azione negativa del caffè è molto minore
di quanto si pensa
Perciò, anche nei cardiopatici, è
più incisivo, quanto a conseguenze, l'uso saltuario rispetto
a quello abituale.
E il caffè decaffeinato? Uno studio comparso
su "Circulation", Dec.2002, condotto dalla Università
St. John di New York in collaborazione con lìUniversità
di Zurigo, ha rilevato che il caffè decaffeinato produce più o meno gli stessi effetti di quello normale.
Conclusioni? Mah... prendiamoci un caffè! [951]
[1000]