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Cuore  e  Montagna


   A differenza del trasferimento e permanenza in località a livello del mare, quando si parla di montagna, la situazione, per il cuore, cambia anche notevolmente. Questo è dovuto, naturalmente, alla altitudine, e al valore della setssa: quanto più essa sarà elevata, tanto maggiori potranno essere i meccanismi e le difficoltà di adattamento del corpo umano, e, di conseguenza, anche le controindicazioni per il cardiopatico, sopratutto se molto impegnato.
   La causa di tutto questo è nel valore della pressione atmosferica e nel valore della relativa pressione parziale di ossigeno nell'aria respirata. A livello del mare la pressione atmosferica è di 760 mmHg e la pressione parziale di ossigeno è di 159 mmHg (la pressione parziale di ossigeno è circa il 20% dela valore totale della pressione atmosferica). A 3.000 metri i valori scendono, rispetivamente, a 525 mmHg w a 110 mmHg. A 15.000 metri i valori sono tali da non consentire la sopravvivenza senza immissione forzata di ossigeno nell'apparato respiratorio: 91 mmHg di  pressione atmosferica e 19 mmHg di pressione parziale di ossigeno. E' per questo motivo che gli aerei, per volare a quelle quote ed oltre, debbono avere la cabina pressurizzata, altrimenti la sopravvivenza sarebbe impossibile.
   Sul monte Everest, la vetta più alta del mondo (8.882 m.) la pressione atmosferica è 253 mmHg e la pressione parziale di ossigeno 53 mmHg. Per questo motivo, chi compie quella ascensione, come altre del genere, è obbligato all'uso delle bombole di ossigeno per poter respirare convenientemente e sopravvivere.
   Si può affermare che, fino a 3.000 metri di quota, è possibile respirare senza assistenza meccanica perchè la saturazione di ossigeno del sangue arterioso, vicina a 100% a livello del mare, scende solo al 90% a 3.000 metri. Tuttavia, proseguendo a salire, avremo una saturazione di ossisgeno del 70% a 6:000 metri, e da questa quota in poi la saturazione stessa scenderà rapidamente per avvicinarsi allo zero a 7.000-8.000 metri.

  La saturazione di ossigeno nel sangue non deve scendere sotto al 40-50%. Valori più bassi possono adre anche perdita di coscienza. In ogno caso l'ipoossia diminuisce l'efficienza mentale, la capacità di giudizio, la memoria e la possibilità di compiere movimenti fini. Prendiamo, per esempio, un soggetto che salga a quota 5.000 metri. La sua efficienza mentale diminuisce del 50%. Se si trattiene più di 15 ore alla stessa altitudine, la sua efficienza mentale scende al 20%.

  Tuttavia, come sempre accade negli organismi viventi, di fronte a una situazione di diversità e difficoltà, si realizzano, in tempi più  meno brevi, dei meccanismi di compenso e di adattamento. Se al corpo umano diamo il tempo di acclimatarsi, anche nel caso dell'altitudine c'è un miglioramento generale di tutta la sintomatologia descritta.
    L'adattamento a grandi altezze si realizza con i seguenti meccanismi:
1 - Aumento della ventilazione polmonare
2 - Aumento dei globuli rossi, dell'emoglobina, e dell'ematocrito
3 - Aumento della capacità di diffusione polmonare dell'ossigeno
4 - Aumento della vascolarizzazione dei tessuti
5 - Aumento della capacità di utilizzazione dell'ossigeno da parte delle cellule ("imparano a risparmiare").
    Chi vive a grandi altezze da sempre ha, all'interno delle proprie cellule , quantità maggiori di mitocondri, strutture intracellulari che catturano e utilizzano l'ossigeno. Inoltre questi soggetti hanno un volume toracico aumentato e dimensioni del corpo ridotte: tutto volto a favorire il rapporto tra ventilazione polmonare e massa corporea.
   La capacità di lavoro a grandi altezze (oltre i 5.000 metri) è del 50% nel soggetto non acclimatato, per salire a quasi il 90% nei nativi, che quindi diventano, quanto a rendimento lavorativo, simili a coloro che vivono a basse quote.
   Esiste tuttavia il mal di montagna cronico, presente in soggetti che non sono riusciti ad acclimatarsi. In questi casi è responsabile il mancato o parziale adattamento.
   Invece il mal di montagna acuto può essere grave se non si è solleciti a somministrare ossigeno o a trasferisrsi subito a quote più basse.
   Due sono le manifestazioni:
1 - Edema cerebrale acuto
2 - Edema polmonare acuto


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