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Cuore e Menopausa |
Chi
può affermare che l'autunno non possa essere gradevole? Menarca ("men" - mese "arche" - principio) Inizio del ciclo mestruale Menopausa ("men" - mese "pausis" - cessazione) Cessazione del ciclo mestruale Climaterio ("klimakter" - gradino di una scala)
Progressiva evoluzione di una condizione.
Una completa cessazione dell'ovulazione è un fatto che accade unicamente nella specie umana. La cessazione permanente dei periodi mensili correlati alla ovulazione avviene tra i 48 e i 52 anni, e quindi circa 25 anni prima della fine della vita, stando alla durata media di essa: quasi per dar modo alla madre di seguire il nuovo nato fino all'età adulta. L'età 48-52 è rimasta tale nel tempo, mentre il menarca avviene oggi più precocemente di 100 anni or sono. La menopausa è un evento comune a tutte le donne e non influenzato più di tanto dalle varie condizioni. Già nei 5-10 anni che precedono tale evento, la donna può accusare sintomi. Che cosa avviene nel climaterio e nella menopausa? Cessa la produzione di estrogeni e aumenta quella delle gonadotropine, FSH ed LH, quasi a cercare di riportare la situazione alla "normalità". Ma si tratta di una stimolazione destinata a fallire sempre. Le ovaie, non potendo rispondere alle stimolazioni dell'FSH ed LH, secernono androstenedione, che poi è convertito in estrone (una forma di estrogeno). La conversione avviene nel tessuto adiposo: quindi le donne con più tessuto adiposo hanno maggiori quantità di estrone. Non è ancora ben capita la funzione dell'estrone: ma sappiamo che aumentate quantità di estrone sono associate a cancro dell'utero. Questo fa pensare che le donne in sovrappeso, dopo la menopausa, hanno un rischio maggiore per questa malattia. Il patrimonio di ovociti non è rinnovabile, e diminuisce gradatamente nel tempo. Sappiamo che ogni uomo ha una gran parte di ormoni maschili e una piccola parte d ormoni femminili. Al contrario la donna ha una gran parte di ormoni femminili e una piccola parte di ormoni maschili (androgeni). Alla menopausa il rapporto tra estrogeni e androgeni diminuisce, e alcune donne manifestano irsutismo. Il disturbo più diffuso, le "vampate di calore", "hot flashes", presente nel 70% dei casi, è dovuto a disturbi del centro termoregolatore dell'ipotalamo, e correlato alla irregolare produzione di GnRH (Gonadotropin Releasing Hormon). E' chiamato anche "vasomotor flash". E' questo un evento, infatti, caratterizzato da elevazione della temperatura cutanea, dilatazione dei vasi periferici, e transitorio aumento della frequenza cradiaca. Si manifesta di solito alla faccia e al collo, e si irradia verso il petto. Può essere accimpagnato da vertigini e sudorazione. Questo disturbo, chiamato comunemente "caldana", dura in genere da 1 a 4 minuti. Il 75-80% delle donne lo accusano. Nella gran parte dei casi questa sintomatologia non dura più di un anno, ma in qualche caso può durare anche cinque anni. Sembra che le "caldane"
siano causate più dal "ritiro" degli estrogeni, che
dalla loro mancanza. Stress, ansietà, paura, e disturbi nervosi
in generale, possono aumentare l'intensità della sintomatologia. TERAPIA ESTROGENICA Menopausa: deficit fisiologico di estrogeni. Vi sono molte donne che sollecitano una trattamento con estrogeni, volto a compensare la pur fisiologica riduzione di tali ormoni nella menopausa. Questo, più che per i disturbi, per "rimanere giovani". Tuttavia il concetto che un evento fisiologico come la menopausa necessiti sempre di un trattamento, è viziato come impostazione, e viziato ancora, sia per i risultati parziali e discutibili che si ottengono, sia per gli importanti effetti collaterali della terapia ormonale. Spesso gli effetti della cosidetta "età critica" dipendono non solo e non tanto da modificazioni ormonali, ma da altre cause, come squilibri affettivi nell'ambito famigliare, abitudini alimentari improprie, ridotta attività fisica, ridotte gratificazioni nei sentimenti e anche nell'ambiente di lavoro. "Donna ad ogni costo", un motto coniato negli anni '60 per tutte le donne che assumevano estrogeni dopo la menopausa. Esso fu un grossolano inganno, causato dalla vanità a oltranza, contro ogni buon senso, e contro il percorso naturale della vita. Negli anni '80 si sono molto ridimensionati gli effetti degli estrogeni somministrati in menopausa. I processi, magari lenti, ma inarrestabili, dell'invecchiamento, non possono ragionevolmente risentire della somministrazione di estrogeni. Altrimenti si sarebbe trovato il modo, per le donne almeno, di non invecchiare. In molti casi una attività fisica, un buon livello di vita, una alimentazione appropriata, la eliminazione del fumo, e l'imparare a vivere, raggiungono gli effetti migliori. I principali moventi alla somministrazione di estrogeni sono le "vampate di calore", le sudorazioni notturne, i segni di atrofia del tratto urogenitale. Ho scritto "somministrazione" perchè non ritengo che tale tipo di assunzione ormonale possa essere elevato al rango di terapia. C'è poi da considerare l'osteoporosi, che si realizza per l'accelerato riassorbimento del calcio. Ma la somministrazione di estrogeni, che agisce inibendo l'attività delle paratiroidi, una volta sospesa, porta rapidamente a condizioni uguali a quelle delle donne che non sono state sottoposte a terapia. Per le "vampate di calore" possono bastare trattameti brevi, che, si può dire, non hanno effetti collaterali. Ma per l'osteoporosi occorrono trattamenti lunghi, e qui sorgono i problemi. E' ragionevole pensare che non si può fare a lungo una terapia ormonale senza provocare danni. Il trattamento con estrogeni può anche riultare dannoso, potendo aumentare il rischio di malattie tumorali, accidenti vascolari, e altre patologie. L'incidenza del cancro dell'endometrio è significativamente aumentata, negli Stati Uniti, negli ultimi 10 anni (l'uso di ormoni è stato maggiore). Durante l'eventuale trattamento
con estrogeni, tutte le donne dovrebbero essere monitorizzate. Le
colecistopatie, nelle donne trattate con estrogeni, aumentano di 2,5
volte.
SOMMINISTRAZIONE DI ESTROGENI: SI' O NO? A lungo il trattamento con estrogeni dopo la menopausa è stato considerato protettivo contro infarti, ictus, e altre patologie che risultavano aumentate nella donna in questo periodo della sua vita. Ma, negli ultimi anni, si è visto che questo trattamento poteva arrecare più danni che benefici. Gli studi che avevano indotto alle conclusioni di un beneficio erano stati studi osservazionali, cioè studi che mettevano a confronto un gruppo che faceva il trattamento ormonale estrogenico con un altro che non lo faceva, ambedue consapevoli. In ogno caso, anche con questo tipo di studio si era visto un lieve aumento del rischio di sviluppare cancro del seno o dell'utero. Poi, negli anni '90, furono condotte ricerche randomizzate ("at random", a caso), cioè dando a un gruppo l'ormone e a un altro un placebo*, cioè una sostanza inerte, lasciando inconsapevoli del tipo di somministrazione ambedue i gruppi. Questo studio randomizzato dimostrò nettamente che la terapia con estrogeni faceva aumentare gli eventi coronarici, i fenomeni tromboembolici, l'ictus e il rischio di cancro di mammella e utero. E lo dimostrò tanto nettamente che lo studio fu interrotto. In conclusione oggi si può affermare che la terapia sostitutiva non ha alcun ruolo nella prevenzione cardiovascolare, e, anzi, determina un rischio maggiore. La somministrazione di estrogeni migliora solo il fenomeno "caldane". Se la si adotta per questo motivo è consigliabile che questo sia per un tempo limitato. |
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