GENERALITA'
Per lungo tempo si è creduto che le vene, i vasi che riportano il sangue dai tessuti al cuore [740], fossero semplici condotti di trasferimento del sangue verso il cuore. Poi si è visto che le vene, che hanno la stessa struttura delle arterie [742] [457], con la stessa tunica media, muscolare ed elastica, anche se più sottile, hanno la capacità di dilatarsi e di restringersi. Ne consegue che il sistema delle vene può contenere più o meno sangue rispetto alla quantità normale in esse presente che è il 60% della massa di sangue circolante (circa 3 litri). Pertanto le vene possono essere considerate un serbatoio di riserva di sangue, a disposizione in caso di necessità di lavoro supplementare del corpo umano o in caso di emergenza.
Il sangue viene in questi casi prelevato dalle vene (come da un libretto di risparmio al portatore), messo in circolo e pompato con il cuore nelle arterie. Poi, quando la situazione normale è ripristinata, le vene tornano a contenere la quantità consueta.
Un esempio: in caso di emorragia, e di caduta conseguente della pressione arteriosa, attraverso i barocettori [379] viene stimolato il sistema nervoso autonomo sezione simpatica, e si ha una vasocostrizione generalizzata delle vene. Con questo meccansmo il serbatoio venoso, a capacità variabile, consente di sopportare senza grossi danni anche perdite del 20% (1 litro) della massa circolante del sangue.
Altri serbatoi venosi, da considerare anch'essi riserve di sangue, anche se non con la capacità delle vene, sono la milza, il fegato, le grosse vene dell'addome, e il flusso venoso sottocutaneo.
E' importante sopratutto ricordare la milza [738] , che non è soltanto una riserva di globuli rossi, ma anche l'organo nel quale avviene la distruzione dei globuli rossi vecchi (il globulo rosso vive circa 3 mesi) che prevede il riutilizzo del materiale di distruzione.
ALTRE CARATTERISTICHE della CIRCOLAZIONE VENOSA
Le arterie, alla loro origine, nell'aorta, hanno una pompa (il cuore) che spinge sangue nell'albero arterioso. Le vene non hanno una pompa simile, ma, in ogni caso, il sangue deve ritornare al cuore, che poi lo pomperà nei polmoni, eliminando, con la respirazione, l'anidride carbonica e assumendo l'ossigeno. Per questo ritorno venoso al cuore il distretto più in difficoltà è quello degli arti inefriori, a causa della pressione idrostatica.
Il concetto di pressione idrostatica, per quanto riguarda l'acqua, è questo: mentre alla superficie dell'acqua la pressione è uguale a quella atmosferica, per ogni 13,6 mm di profondità la pressione aumenta di 1 mmHg. E' per questo motivo che, in un soggetto in stazione eretta, la pressione venosa alle estremità inferiori è di +90 mmHg rispetto a quella che abbiamo a livello dell'atrio destro, dove è praticamente 0 [345] [344] [343] . Anche la pressione arteriosa varia: un soggetto che ha, a livello del cuore, una pressione arteriosa di 100 mmHg, a livello delle estremità inferiori, avrà 190 mmH.
La pressione venosa di 90 mmHg a livello degli arti inferiori non potrebbe essere sostenuta a lungo senza danni: per questo nelle grosse vene degli arti inferiori ci sono delle valvole [238] [745] [743] [744] [747] che, dividendo la vena in senso longitudinale in tanti piccoli compartimenti, permettono e obbligano il sangue a "salire" verso il cuore, riempiendo un compartimento dopo l'altro, senza poter tornare indietro. Muovendo la muscolatura delle gambe e attivando quella che chiamiamo "pompa muscolare" o "pompa venosa", una quantità di sangue maggiore viene spinta verso il cuore, e quindi viene alleggerita la pressione venosa a livello degli arti inferiori: essa può così scendere anche a soli 25 mmHg.
Se il soggetto sta in piedi fermo, entro 30 secondi la pressione venosa a livello degli arti inferiori salirà a 90 mmHg. Aumentando fortemente la pressione a livello dei capillari, aumenterà il liquido interstiziale e si avrà pertanto gonfiore alle gambe e diminuizione della massa di sangue circolante, perchè una parte è trattenuta neglle vene degli arti inferiori. Diminuirà così il ritorno venoso al cuore, e poichè il cuore pompa nelle arterie una quantità di sangue correlata alla quantità del ritorno venoso, nella posizione in piedi, da fermo, il volume del sangue circolante potrà diminuire del 15-20% nei primi 15 minuti. Così si spiegano in particolar modo, gli "svenimenti" di persone che sono costrette a stare ferme in piedi, sopratutto in ambiente caldo.
Il ritorno venoso, con la quantità di sangue che arriva al cuore, determina, in modo correlato ad esso, l'impegno del cuore stesso a pompare tale sangue nelle arterie, una volta che il sangue stesso sia ritornato al cuore dopo aver attraversato la circolazione polmonare. In altri termini, maggiore è il ritorno venoso, maggiore sarà il lavoro del cuore, minore sarà il ritorno venoso, minore sarà il lavoro del cuore.
E' per questo motivo che in caso di insufficienza cardiaca, o di malattia coronarica, in presenza comunque di situazioni di diminuita efficienza della pompa cardiaca, dovendo il cuore risparmiare lavoro, uno degli obiettivi della terapia è la diminuizione del ritorno venoso (diminuizione del pre-carico). I diuretici e i nitroderivati hanno questa azione.
VARICI VENOSE
Negli arti inferiori, data l'alta pressione venosa, se tale valore pressorio persiste per lunghi periodi, si potrà avere una distensione, anche importante, della vena, a causa delle sue pareti cedevoli. Purtroppo, in questo caso, le valvole [238] [746] rimangono della stessa dimensione, non potendo seguire l'aumento di dimensione della vena, e quindi le stesse valvole non sono più in condizione di svolgere la loro funzione. Una volta annullata questa funzione, essendo aumentata la quantità di sangue e la pressione dello stesso, nelle grosse vene degli arti inferiori, avremo le vene varicose.
I grandi fiumi dell'America settentrionale e meridionale, avendo grandi quantità di acqua, hanno un letto aumentato e tortuoso, pieno di anse, e questo assetto consente loro di accogliere grandi quantità di acqua. Anche nelle vene degli arti inferiori, quando esse diventano varicose, accade più o meno la stessa cosa, e così esse diventano turgide e con decorso tortuoso.
Per contrapporsi allo stato edematoso delle gambe gli unici provvedimenti da prendere sono quello di tenere le gambe sollevate, all'altezza del cuore o un pò più in alto, e quello di usare dispositivi che aumentino la pressione dall'esterno sull'arto, per supplire alla pompa venosa che è diventata insufficiente o mancante del tutto.
E' evidente che una condizione di questo genere determina una difficoltosa circolazione capillare e un aumento della quantità di liquidi interstiziali [346]. La conseguenza sarà una cute che non avrà il suo flusso normale (in entrata e in uscita), e quindi diventerà più dura e fragile. E' così che si fromano le ulcere varicose, molto difficili a guarire, proprio per l'alterata condizione del circolo capillare e dei liquidi interstiziali.
Un'altra considerazione da fare, nel caso di vene varicose, è che il rallentamento del flusso di sangue e le modificate condizioni della parete venose possono causare l'insorgere di tromboflebiti e la possibilità di embolie.