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Cardioversione   Farmacologica


   Se le fibre muscolari del cuore si contraggono in modo non sincronizzato e caotico (fibrillazione atriale [497] [496]e ventricolare [502]), la pompa cardiaca non può funzionare correttamente, nel senso delle sue due fasi di lavoro ritmico: rilasciamento (riempimento) e contrazione (svuotamento).
   Naturalmente le conseguenza saranno diverse, a seconda che si tratti di fibrillazione atriale o di fibrillazione ventricolare.
   Nel caso di fibrillazione atriale [497] si avrà, in pratica, un arresto della contrazione ritmica atriale, perchè gli atri, invece di pompare ritmicamente, sono costretti, diciamocosì, a "tremare". Mancherà quindi la spinta atriale del sangue nei ventricoli, ma la vita potrà continuare.
   Nel caso di fibrillazione ventricolare [502] invece, lo stesso effetto di fibrillazione e conseguente perdita della funzione ventricolare di pompa avrà come conseguenza un arresto cardiaco totale con impossibilità, da parte del cuore, di pompare sangue in tutto il corpo (ventricolo sinistro) e nei polmoni (ventricolo destro). La fibrillazione ventricolare, in definitiva, è l'ultimo atto della vita di ciascuno di noi. Occorre intervenire di urgenza [504] per cercare di ripristinare il ritmo sinusale.
   Si capisce, quindi, l'importanza di poter ridare al muscolo cardiaco la possibilità di funzionare ritmicamente. Questo è possibile con una scarica elettrica erogata vicino al cuore: tale shock elettrico provoca la immediata contrazione (depolarizzazione*) simultanea di tutte le fibre muscolari cardiache e induce un immediato passagio di esse ad uno stato di riposo sincronizzato immediatamente successivo. A quel punto è realizzata la condizione migliore per il nodo seno-atriale [353] [475] di riprendere la sua funzione di "comandante del cuore", e di ripristinare il ritmo sinusale [491] [354] che è quello abituale, regolare, del cuore.
   
   Questa manovra, che viene definita DEFIBRILLAZIONE, è effettuata provocando una scarica elettrica a corrente contnua di circa 300 joules*, erogata tramite larghi elettrodi posti sul torace del paziente [504]. Questa tecnica è adottata in casi di urgenza, come un arresto cardiaco, effetto di una fibrillazione ventricolare. Non c'è, naturalmente, alcuna preparazione: c'è solo la necessità di un intervento immediato per tentare di ripristinare la funzione ritmica di pompa cardiaca.
   
   Quando, invece, si decide di intervenire in un caso di fibrillazione atriale, la procedura è diversa, non avendo caratteristiche di urgenza. Il defibrillatore, prima di erogare la scarica, si sincronizza in modo automatico sull'onda R dell'ECG, per riprendere, diciamo così, il "discorso dal punto giusto". Questa tecnica si chiama CARDIOVERSIONE e comporta l'impiego di un valore più basso di energia (150 joules).


   Abbiamo descritto lla Defibrillazione elettrica e la Cardioversione elettrica.
Ma, quando questo non sia possibile o indicato, abbiamo la possibilità di scegliere la via farmacologica per ripristinare il ritmo sinusale. Chiamiamo questa procedura cardioversione farmacologica. Questa deve essere preferibilmente realizzata ospedalizzando il paziente, perchè, almeno inizialmente, possono essere necessarie alte dosi di antiaritmici ed è bene che il paziente sia monitorizzato. Naturalmente il successo non è sempre sicuro e nemmeno la sicurezza di non avere recidive.

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