| Apolipoproteina A (Proteina "A1 Milano")
NOTE SU APOLIPOPROTEINA A E SU APOLIPOPROTEINA B
Sappiamo del colesterolo LDL, quello cosidetto "cattivo", e del colesterolo HDL, quello "buono". C'è però un'altra ricerca che può essere fatta per stabilire la percentuale di rischio alla quale ognuno di noi è esposto, per quanto riguarda la malattia aterosclerotica. E' quella della quantificazione della "Apolipoproteina A", e della "Apolipoproteina B".
Possiamo considerare queste due frazioni lipoproteiche come la "parte che conta", rispettivamente, nelle lipoproteine HDL e in quelle LDL. Quindi la loro determinazione è una ricerca, diciamo così, più raffinata, per capire quali caratteristiche ha il nostro sangue per quanto riguarda il rischio aterosclerotico.
L'apolipoproteina B sembra essere il fattore di rischio più significativo in confronto agli altri parametri biochimici, utilizzati a questo scopo, per quanto riguarda la malattia aterosclerotica, sopratutto in pazienti che hanno un tasso di colesterolo normale.
In altri termini, se vogliamo essere precisi, non basta la determinazione pura e semplice della quantità di colesterolo nel sangue, per capire chi siamo.
Un soggetto potrebbe avere una colesterolemia normale e avere un aumento di Apo B, e quindi di lipoproteine LDL, e avere quindi un rischio più alto. Sappiamo infatti che, nelle placche all'interno delle arterie, sono proprio le Apo B la classe lipoproteica principale, se non l'unica presente. E negli stessi soggetti, naturalmente, troviamo livelli bassi di Apo A, e quindi di lipoproteine HDL.
Ma, più ancora che ai valori assoluti di Apo A e di Apo B, è importante il rapporto Apo A/Apo B. Più basso è, maggiore è il rischio.
In altri termini questo rapporto è la vera nostra "carta d'identità" del rischio che corriamo per ciò che riguarda la malattia aterosclerotica.
Qualche numero: una Apo A inferiore a 250 mg vuol dire basso rischio, tra 250 e 350 mg medio rischio, superiore a 350 mg alto rischio. Ma è il rapporto A/B, quello che conta.
La apo A è un marker genetico, e quindi ereditario, non influenzato da regimi dietetici. Le donne hanno, sotto questo aspetto, caratteristiche migliori degli uomini.
E' noto che nel mondo ci sono più donne che uomini; una delle spiegazioni è proprio che il genere femminile si ammala meno di quello maschile di malattie cardiovascolari, e, siccome queste sono al primo posto nelle cause di morte del genere umano, la conclusione è logica. D'altra parte è stato anche visto che, dopo la menopausa, le probabilità di rischio della donna diventano pressoché uguali a quelle dell'uomo.
Probabilmente viene meno quello che gli endocrinologi chiamano "l'ombrello estrogenico": cioè, dopo il climaterio femminile, la produzione di estrogeni, nella donna, diminuisce, e questa diventa, da un punto di vista ormonale, più simile all'uomo.
Forse,in modo troppo semplice, si afferma che con un colesterolo HDL superiore al valore di 90, ed una Apolipoproteina A inferiore a 25 si sarebbe immuni dagli ateromi.
STORIA DELLA PROTEINA "A1 MILANO"
1974: in un abitante di Limone sul Garda vengono scoperti nel sangue valori altissimi di colesterolo e trigliceridi, ma nessun danno alle arterie e in special modo alle coronarie. Cesare SIRTORI, Ordinario di Farmacologia Clinica all'Università di Milano, scoprì, in quel paziente, una proteina particolare, di non consueto reperimento; il fatto singolare era che questa era presente in tutti gli abitanti di Limone sul Garda.
Questo paese rimase isolato fino agli anni 30, quando fu costruita la Gardesana. Il lungo isolamento di Limone sul Garda aveva determinato nei suoi abitanti, evidentemente, una caratteristica genetica costituita dalla presenza di questa proteina.
Rimasti a lungo quiescenti, questi studi sono stati recentemente ripresi dopo l'attenzione che ad essi hanno rivolto gli Stati Uniti. La proteina è stata chiamata A1 Milano, e sembra che sia altamente efficiente nel ridurre le placche nelle coronarie dell'uomo.
Per questo Roger NEWTON, un emerito farmacologo degli Stati Uniti, ha detto che le applicazioni pratiche della A1 Milano arriveranno non prima di 5-6 anni.
Steven NISSEN, della Cleveland Clinic, afferma di aver ottenuto una riduzione del 30% degli ateromi coronarici in un gruppo di pazienti.
In ogni caso sambra che la A1 Milano sia ancora più efficace delle statine nel contrastare la ipercolesterolemia e il progredire degli ateromi.
Vedi anche pubblicazione 033 |