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Angioplastica e Stent |
GENERALITA' Si può esaminare il cuore, sia pure molto parzialmente, anche con la sola ispezione del torace, cioè "guardando" il torace stesso: in alcuni casi vedremo un piccolo movimento ritmico nell'amitorace sinistro,al centro, anteriormente, un pò verso la parte sinistra. E' questo l'itto della punta (del cuore). L'itto è apprezzabile anche con la palpazione: basta appoggiare una mano a piatto nella regione e nel punto sopra descritto. Una informazione ben diversa sull'aspetto del cuore possiamo averla con la radiografia del torace. In questo caso vediamo l'ombra cardiaca come una macchia bianca al centro del radiogramma, circondata da campi più scuri, che sono i polmoni. Purtroppo la radiografia del torace, mentre ci dà un'ottima informazione sulla dimensione del cuore, sul profilo dell'ombra cardiaca, e sulla circolazione polmonare, che è molto interdipendente dal cuore, non può farci vedere il cuore internamente, e quindi non può darci informazioni sulle 4 camere cardiache, 2 atri e 2 ventricoli,, sulle valvole del cuore, e sulle pressioni del sangue ai vari livelli, sempre dentro il cuore, e/o nei grossi vasi che partono da esso. La necessità di questo tipo di informazione spinse Werner FORSSMANN, nel 1928, a un ardito esperimento. Forssmann era un urologo tedesco, e fece, a quel tempo, un semplice ragionamento: se si fosse introdotto un piccolo catetere* nella vena basilica del braccio, spingendo il catetere stesso, esso sarebbe arrivato al cuore, e precisamente all'atrio destro. Forssmann fece l'esperimento su sè stesso e poi andò subito nel reparto di radiologia dello stesso ospedale dove lavorava, con il catetere infilato nella vena, per fare una radiografia del torace e constatare se aveva ragione. Il catetere, infatti, essendo radiopaco, si sarebbe dovuto vedere. E infatti fu visto. Questo esperimento, tuttavia, a quei tempi, fu considerato una stranezza. e Werner Forssmann fu licenziato dove lavorava. Tutto finì lì. Ma, nel 1940, gli americani Andrè COURNAND e Dickinson RICHARDS ripresero l'esperimento e lo applicarono per lo studio funzionale del cuore, chiamandolo cateterismo venoso. Forssmann, Cournand e Richards ebbero poi, nel 1956, il premio Nobel per la medicina [659]. Il distretto circolatorio coronarico presenta arterie più grandi, che circondano a corona il cuore, con un calibro medio di 3 mm [122] [127] [289] [290] [126] [123] [124] [125]. Questi rami arborizzano quindi nell'interno del muscolo cardiaco realizzando una fittissima rete capillare [122]: circa 3 milioni di capillari coronarici in un centimetro cubo. Mentre i rami più piccoli, che corrono nel corpo del muscolo cardiaco non sono mai compromessi da fatti degenerativi (placche e stenosi) nei rami più grandi possono realizzarsi delle stenosi* a causa della formazione di ateromi (placche) sulle pareti delle arterie. ANGIOPLASTICA CORONARICA Per angioplastica coronarica (PTCA) si intende fondamentalmente un "rimodellamento" dell'arteria coronaria, colpita da placca stenosante, ottenuto con un palloncino montato su un secondo catetere introdotto nel catetere guida. Il palloncino, posizionato a cavallo della placca ateromatosa, viene gonfiato con tecnica particolare e la placca ateromatosa viene spesso compressa e parzialmente distrutta, riducendo, per esempio, una stenosi dell'85% a una del 20% (questo valore percentuale è considerato un successo dell'intervento di angioplastica coronarica. Dopo un'angioplastica coronarica sono molto importanti i primi 3 mesi, al termine dei quali potrà essere opportuno fare una scintigrafia miocardica da sforzo, per arrivare poi ai 6 mesi di distanza dalla PTCA. Se l'arteria è rimasta pervia* ai 6 mesi, probabilmente rimarrà tale anche fino ai 5 anni. Alcune considerazioni sull'angioplastica coronarica: # - Fonte: "Conoscere e curare il cuore"
La percentale di successi e la stabilità del rimodellamento dell'arteria coronaria ottenuto hanno registrato un netto aumento percentuale da quando sono stati introdotti gli stent. Questi sono semplicemente delle piccole protesi, montate sul palloncino avvolgendolo, che si allargano quando il palloncino stesso viene gonfiato accostandosi così, nel miglior modo, alla parete della coronaria trattata. Una volta allargato, lo stent rimane della dimensione raggiunta; il palloncino viene sgonfiato e ritirato e lo stent rimane in situ, aderente alle pareti del vaso. Dopo qualche mese un nuovo endotelio lo avrà rivestito, e l'arteria, avendo una parete molto simile a quella normale, non scatenerà il processo di trombosi. Un rischio presente nei primi tempi, fino a che lo stent non sia stato del tutto "ricoperto" da nuovo tessuto endoteliale. |
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